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Notizia Data pubblicazione Regioni Tipologia Settori
4098 05/10/2021 Tutte Sentenze Lavori ed Opere, Progettazioni, Beni e Servizi, Settori Speciali

Titolo: Antimafia: no alla interdittiva se il reato commesso non è associativo

Sottotitolo: La Corte costituzionale dichiara illegittimo un articolo del Codice delle leggi antimafia

Commento:

E’ incostituzionale la previsione dell’interdittiva antimafia nell’ipotesi di condanna per un reato non associativo di cui all’art. 640-bis del Codice penale (Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche). La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 67, comma 8, del Codice delle leggi antimafia (di cui al D.Lgs. n. 159 del 2011) laddove è prevista l’applicazione automatica dell’interdittiva antimafia anche nell’ipotesi della commissione di un reato non associativo (come la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, di cui all’art. 640-bis c.p.), e quindi del tutto avulso dai circuiti criminali mafiosi, a causa dell’intrinseca irragionevolezza che ciò determina. Come noto, secondo la vigente legislazione, esistono due diversi documenti, la comunicazione antimafia e l’informazione antimafia: - la comunicazione antimafia, ai sensi dell’art. 84, comma 2, cod. antimafia, consiste in una attestazione circa la sussistenza di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui al precedente art. 67. Tale articolo stabilisce che le persone alle quali sia stata applicata in via definitiva una delle misure di prevenzione previste dal codice antimafia non possono essere destinatarie di un’ampia gamma di provvedimenti di natura autorizzatoria, concessoria o abilitativa (comma 1). Così, l’applicazione di una misura di prevenzione determina la decadenza di diritto dalle licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni, attestazioni, abilitazioni ed erogazioni, nonché il divieto di concludere contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, di cottimo fiduciario e relativi subappalti e subcontratti (comma 2). I divieti e le decadenze, inoltre, operano (per un periodo di cinque anni) anche nei confronti di chiunque conviva con la persona sottoposta alla misura di prevenzione, nonché nei confronti di imprese, associazioni, società e consorzi di cui la stessa persona sia amministratore o determini in qualsiasi modo scelte e indirizzi (comma 4); - diverso è l’altro documento antimafia, ossia l’informazione antimafia prevista dall’art. 84, comma 3, cod. antimafia, necessaria per le pubbliche amministrazioni prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti, ovvero prima di rilasciare o consentire i provvedimenti indicati nel citato art. 67, il cui valore superi talune soglie, individuate dal successivo art. 91, comma 1. Tale provvedimento, oltre a quanto già previsto dalla comunicazione antimafia, attesta la sussistenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o delle imprese, desumibili da una serie di elementi indicati dall’art. 84, comma 4, cod. antimafia, i quali sono oggetto di verifica da parte del prefetto. Tra questi elementi vi sono anche taluni provvedimenti penali per determinati reati ritenuti strumentali all’attività delle organizzazioni criminali, comunemente denominati “reati spia”, come, tra l’altro, le misure cautelari, il rinvio a giudizio o le condanne, anche non definitive, proprio per il reato di cui all’art. 640-bis cod. pen. In questo caso, dunque, l’interdittiva antimafia, sebbene derivi da una condanna, non necessariamente definitiva, prescinde da una valutazione di specifica pericolosità del soggetto (che è invece alla base dell’applicazione di una misura di prevenzione), ma, allo scopo di prevenire l’infiltrazione mafiosa, genera l’incapacità giuridica sopra ricordata. Ora, a differenze degli altri casi previsti dall’art. 67, comma 8, del Codice delle leggi antimafia (che hanno in gran parte natura associativa oppure presentano una forma di organizzazione di base), il reato di cui all’art. 640-bis cod. pen., non ha natura associativa e non richiede neppure la presenza di un’organizzazione volta alla commissione del reato. Per tale ragione, farne dipendere con rigida consequenzialità l’incapacità giuridica ad avere rapporti con le pubbliche amministrazioni appare non proporzionato ai caratteri del reato e allo scopo di contrastare le attività della criminalità organizzata.

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